E’ pratica diffusa, per gli atleti, cominciare l’attività fisica dedicando un parte iniziale della propria sessione di allenamento al riscaldamento vocale, e chiudere con qualche minuto di defaticamento.
L’atletismo richiede una prestazione muscolare che è bene far precedere da movimenti di allungamento e graduale attivazione della muscolatura interessata, in modo che essa sia pronta per l’impegno da affrontare, con minimizzazione del rischio di infortunio.
Anche la performance vocale è spesso accostata all’atletismo.
Pensa ad un attore che deve salire sul palco e recitare per qualche ora. Ad un cantante che si esibisce nel suo concerto.
Prova ora ad ampliare il tuo sguardo su tutti quei professionisti che, spesso quotidianamente, dialogano con un pubblico: nella reception di qualsiasi hotel, all’accettazione di un ufficio o un centro di servizi, dietro l’auricolare di un call center, in cattedra in qualsiasi istituto scolastico.
E questa è solo una piccola fetta di mansioni etichettabili anche come professioni vocali.
E il fatto di ricorrere alla voce in modo continuativo, diverse ore al giorno, non li assimila forse a degli “atleti della voce”?
Se questo presupposto ti convince, vorrei fare con te un piccolo passo in più nel mio ragionamento.
Se la prestazione vocale è assimilabile (almeno in parte) a quella sportiva, allora perchè non andare a “rubare” quelle pratiche che si dimostrano preziose per il mantenimento di un fisico sano e funzionante nel tempo?
Perchè non introdurre momenti di riscaldamento e raffreddamento per la nostra voce sottoposta a prestazione?
Stiamo sempre parlando di muscoli.
E’ vero, sono più piccini e si comportano in modo particolare, interagendo con complessità tra loro e impedendoci di agire efficacemente su di uno alla volta.
Ma sono muscoli eccezionali, in grado di muoversi con rapidità e precisione, con resistenza più o meno forte, proprio grazie all’allenamento!
Se il tuo intento è la cura della voce, saranno loro che dovrai nutrire con i giusti input.
E questo non significa solo imparare la tecnica.
Anche il terreno va preparato (e qui si apre il mondo dell’idratazione e della lubrificazione, che ti può portare enormi benefici a partire da gesti semplicissimi) e va predisposto ad accogliere (ed ecco il ruolo del riscaldamento!).
A livello di evidenze scientifiche, non troviamo un protocollo di riscaldamento condiviso da tutti i ricercatori. Troviamo una serie svariata di pratiche che hanno però tutte un denominatore comune: chi le ha praticate ha percepito l’impatto positivo sulla performance!
Quindi niente scuse, è il momento di sperimentare.
Se la tua voce non ti soddisfa, la senti affaticata dopo aver parlato, il volume e il tono sono ballerini, provi fastidiose sensazioni di bruciore e mal di gola…ti consiglio di affidarti ad un professionista della voce (e lo so, sono di parte, ma il logopedista è una figura completa in questo senso!!), capire i tuoi punti critici – e anche quelli di forza – e farti guidare nello strutturare un riscaldamento vocale che sia su misura per te.
Un’ultimo consiglio! Perchè sia una pratica efficace, dal mio punto di vista non possono mancare 4 fasi essenziali: la respirazione, il corpo, il suono e l’articolazione.
Ops, ancora un consiglio…non dimenticare poi il raffreddamento, che riporta la voce alla sua condizione di normalità dopo un utilizzo “eccezionale”!
Ti consiglio di seguirmi sul mio profilo Instagram @eu.fonica_voce dove parlo quotidianamente di queste tematiche e ti offro spunti pratici per gestire la tua voce in salute.
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