La difficoltà a trovare la parola giusta al momento giusto, è un’esperienza che tutti abbiamo provato almeno una volta ma quando questa condizione diventa una costante della quotidianità a causa dell’afasia, il rapporto con il linguaggio cambia radicalmente.
L’anomia, ovvero l’impossibilità o la fatica di accedere alle etichette lessicali precise, trasforma la conversazione in un percorso a ostacoli. Nel lavoro clinico capita spesso di osservare quanto il tentativo ostinato di rievocare esattamente quel singolo termine, possa finire per bloccare del tutto il flusso comunicativo.
Rimanere fermi in attesa che la parola riemerga da qualche anfratto della memoria, comporta un dispendio di energie notevole e genera un senso di frustrazione profondo. L’istinto spinge a cercare la strada principale, quella a cui si è sempre stati abituati, anche quando quella via appare temporaneamente sbarrata. Continuare a insistere sulla stessa rotta, tuttavia, rischia di interrompere lo scambio con l’altro e di far cadere la conversazione in un silenzio faticoso.
Tra i compiti del logopedista che interviene nei casi di afasia, c’è quello di proporre un cambio di prospettiva fondamentale: spostare il focus dalla ricerca del singolo termine all’efficacia del messaggio complessivo. Una delle strategie più valide consiste nel fare un uso consapevole della rete di informazioni legate all’oggetto o al concetto che non viene in mente. Descrivere a cosa serve un elemento, quali sono le sue caratteristiche visive o in quale contesto si utilizza, permette all’interlocutore di comprendere l’intenzione comunicativa e di offrire il supporto necessario, garantendo la fluidità dello scambio.
L’aspetto straordinario di questo approccio non riguarda solo il piano della funzionalità immediata, ma tocca direttamente il funzionamento del nostro cervello. Quando si descrive una parola senza pronunciarla direttamente, si attivano i nodi semantici, ovvero quella fitta rete di significati e connessioni correlate a quell’idea. Stimolare questi percorsi alternativi permette molte volte alla parola cercata di riemerge in modo spontaneo, proprio perché si è illuminata l’area di significato che la circonda.
Accettare l’uso delle strategie richiede un passaggio emotivo delicato e complesso. Per chi vive l’afasia, il desiderio primario rimane quasi sempre quello di tornare a parlare esattamente come prima, senza mediazioni o deviazioni. Fare i conti con la realtà di un linguaggio che richiede modalità diverse può spaventare e sembrare un ripiego. Riconoscere il valore della comunicazione rispetto alla pura precisione formale rappresenta invece una risorsa preziosa per la qualità della vita.
Ampliare lo sguardo significa comprendere che comunicare con successo non vuol dire soltanto pronunciare la parola perfetta, ma riuscire a condividere un pensiero, un bisogno o un’emozione. Utilizzare percorsi alternativi riduce la tensione della prestazione, protegge dalla frustrazione dell’errore e restituisce la sensazione di essere ancora capaci di entrare in relazione con gli altri, comunicando attivamente.
Sono Ottavia Borella, logopedista. Accompagno le persone con afasia e le loro famiglie nella ricerca di strategie pratiche per ritrovare il piacere e l’efficacia della comunicazione. Offro percorsi di riabilitazione logopedica a domicilio nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola (VCO) e sedute di teleriabilitazione online per chi preferisce la comodità della propria casa. Se cerchi un supporto professionale personalizzato per affrontare l’anomia o altri disturbi del linguaggio, puoi contattarmi per valutare insieme il percorso più adatto alle tue esigenze.

